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Nicole Kidman

Talentuosa e instancabile, ma soprattutto bellissima e raffinata, Nicole Kidman sta trionfando sugli schermi di tutto il mondo con “Cold Mountain” e “La macchia umana”. E c’è un amore segreto per una splendida città italiana.

Navigando stabilmente come la barca a vela nell’azzurro oceano su cui si era distinta nel ruolo che la rese famosa nel mondo con il thriller “Ore 10: calma piatta” (1989), Nicole Kidman ha doppiato una meta importantissima: vent’anni nello spettacolo. Una storia di successo “di sostanza” per un’attrice considerata tra le più glamour della Hollywood contemporanea. L’affascinante attrice australiana (è nata nelle isole Hawaii nel 1967 - il padre era un biochimico/botanico - ma è cresciuta a Sydney) aveva infatti compiuto il suo debutto da professionista nel 1983 con un music video intitolato “Bop Girl”, cui seguirono in rapida sequenza lavori per il teatro (“Bush Christmas”), televisione (la serie “Five Mile Creek”) e cinema (“BMX Bandits”). “Già si riferiscono a me come ‘Nicole Kidman, l’attrice navigata’,” esclama lei ridendo. “Ci sono giorni in cui anche io mi sento tale, una veterana, altri in cui mi pare di essere ancora alle prime armi. Negli ultimi due anni ad esempio, grazie soprattutto a ruoli stupendi in film come ‘Moulin Rouge’, ‘Le ore’, ‘Cold Mountain’ e ‘La macchia umana’ ho sentito un senso, come dire, di freschezza, di entusiasmo quasi adolescenziale. Mi rigenero in continuazione, ed è questo che amo della recitazione. In fin dei conti se non avessi sempre un ruolo sulle spalle, sarebbe difficile essere me stessa.”
Vent’anni festeggiati con un rinnovarsi dell’interesse del pubblico e della critica nei suoi confronti: ha sorpreso anzi la mancata candidatura all’Oscar (è vincitrice uscente per “Le ore”) per “Cold Mountain”, in cui offre un intenso ritratto della donna costretta a sopravvivere agli stenti e alla durezza causati dalla Guerra Civile americana mentre attende il ritorno dal fronte dell’uomo che ama (Jude Law). Convincente anche la sua personificazione della misteriosa e nevrotica Faunia Farley nel dramma, stavolta contemporaneo, “La macchia umana”, la giovane donna di cui il professore Anthony Hopkins si innamora. La Kidman sfodera notevoli doti camaleontiche da autentico animale di scena.
E non a caso è stata incoronata dalla prestigiosa American Cinematheque con un importante premio alla carriera. Hollywood in pratica la investe del cavalierato.
E stravede per lei, per Lady Nicole. Talentuosa e instancabile, la Kidman è sugli schermi anche con “Dogville” di Lars Von Trier, ed ha già girato “Birth”, di Jonathan Glazer, in cui interpreta una donna convinta che un bambino di dieci anni sia la reincarnazione del suo defunto marito, e la commedia futurista “The Stepford Wives” di Frank Oz (escono entrambi a primavera in Usa). A marzo inizerà le riprese
del thriller “The Interpreter” di Sydney Pollack, con Sean Penn (è il primo film ad aver ricevuto il permesso di girare all’interno del palazzo dell’ONU a New York),
cui seguiranno “Bewitched” di Nora Ephron e “Emma’s War” di Tony Scott. Continuano intanto i preparativi per la versione di “Alessandro Magno” diretta dal
suo connazionale ed amico Baz Luhrmann (che l’aveva diretta in “Moulin Rouge”), con Leonardo di Caprio nel ruolo del titolo e la Kidman in quello della madre di questi. Il film, battuto sul tempo dal progetto gemello di Oliver Stone (con Colin Farrell), è stato rimandato al 2005, unica battuta d’arresto per la lanciatissima Kidman, almeno da tre anni a questa parte, da quando ha risalito la china in maniera fenomenale dopo l’umiliazione sofferta dall’improvvisa separazione da Tom Cruise. Con lui era stata sposata per dieci anni e insieme hanno adottato due bambini, Isabelle e Conor, di 11 e 9 anni, di cui hanno congiunta custodia.
Era proprio coi due figli che la Kidman si è presentata al grande gala dell’American Cinemateque, e faceva tenerezza come cercasse di coprire i loro occhi quando in una serie di clip dei suoi film la si vedeva discinta (soprattutto nelle scene coniugali di “Eyes Wide Shut” di Stabley Kubrick, regista chiaramente infatuato della Kidman, capace di esaltare la sua bellezza in ogni inquadratura). “Non mi sono mai sentita così onorata e mortificata al tempo stesso”, ha detto dopo, schernendosi, la Kidman. La incontriamo a festa conclusa a Los Angeles (dove possiede casa, oltre che a Sydney): in splendida forma, come sempre elegante - è adorata dagli stilisti - e di impeccabili maniere. Sembra essersi finalmente “sciolta” con gli uomini, dice, e dopo un confessato periodo di celibato è ora legata sentimentalmente al cantante Lenny Kravitz. “Ma delle mie relazioni con gli uomini non parlo più in pubblico”, dice Nicole, quasi scusandosi. “Mi sono bruciata troppe volte. Ed è meglio non fare dichiarazioni ufficiali quando non sai esattamente ancora di cosa si tratti.”
Il premio dell’American Cinematheque conferma il posto che la Kidman ha scavato nel cuore del pubblico, non solo come una delle più importanti attrici di oggi, al pari di Meryl Streep, ma anche come donna la cui vita ha riempito pagine di giornali e stimolato interesse e curiosità, sia per gli aspetti mondani che per quelli più seri. Ha cioé la stoffa giusta della diva.

E pensare che due anni fa quasi aveva pensato di ritirarsi dalle scene, vero?
Ci fu un momento di grande dolore e confusione, che coincise con la separazione da Tom [Cruise] e le conseguenze debilitanti della lesione al ginocchio subita durante le riprese di “Moulin Rouge”. Non vorrei sembrare melodrammatica, ma avevo pensato che potesse anche esserci la possibilità che non avrei recitato mai più.

Cosa l’ha aiutata in quei momenti?
L’amore e l’affetto della mia famiglia e degli amici più cari. Ho la fortuna di avere una madre favolosa, con cui ho uno splendido rapporto. Mi ha aiutato stare coi miei figli e buttarmi sul lavoro, che dopo “Moulin Rouge” e “The Others” non mi è mai mancato. Quasi per magia sono stata bersagliata dai ruoli più interessanti in circolazione in film notevoli realizzati da gente geniale. È stato un ricovero olistico, tutto ha contribuito al tutto, ogni parte connessa con l’altra. Sto vivendo un periodo molto felice della mia vita.

E la rivista Entertainment Weekly, nella sua lista annuale delle 100 persone più potenti di Hollywood, la pone al primo posto tra le attrici donne. Che ne pensa?
Mi fa ridere che mi mettano al di sopra di Julia Roberts, ma ammetto che finalmente sto sperimentando quella libertà di fare solo quelle parti verso cui gravito con naturalezza, che in genere tendono verso adattamenti letterari, come “Cold Mountain” o “La macchia umana”. In fin dei conti sono diventata attrice leggendo i classici della letteratura, soprattutto i russi e i francesi: sognavo di essere Anna Karenina
o madame Bovary. La lettura mi ha fatta attrice.

Ricorda il momento in cui decise di voler fare l’attrice?
Nel mio caso non esiste momento perché non c’è stata scelta, piuttosto un qualcosa a cui sei inevitabilmente attratto, come la Luna alla Terra. Come dicevo, mi hanno sempre affascinato personaggi e mondi differenti, le vite altrui, di finzione o meno, un fascino iniziato forse in tenera età con mia madre che instancabilmente mi leggeva i libri: Dr. Seuss, C. S. Lewis, Roald Dhal. “James e la pesca gigante”, “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolata”, tutto congiurava nella mia mente. Il potere di quei libri ha incoraggiato la mia creatività, su questo non c’è dubbio.

Cosa sta leggendo adesso?
“La vita di Pi”. Ho anche comprato un libro intitolato “The Venetian Affair” solo sulla base del titolo: è infatti tutto ambientato a Venezia, città che adoro e mi stordisce con la sua bellezza e intrigo.

Pensa che il fatto di essere stata sposata a Tom Cruise abbia avuto un impatto sulla sua carriera?
Certamente. Mi ha messa a contatto con un mondo che era molto più grande del mio, l’unico che conoscevo, in Australia. Tom era il divo più famoso nel mondo quando lo conobbi [nel 1989, sul set di “Giorni di tuono”], e continua ad esserlo, ma era la persona che amavo, e quando ami tanto qualcuno ti toglie un po’ il desiderio di lavorare, di alzarti alle cinque del mattino e trasformarti in qualcun altro, quando invece tutto quello che desideri è stare vicino alla persona che ami. Il fatto di essere single credo mi abbia liberata come attrice.

Non pensa che Cruise abbia influito sulla sua recitazione?
No perché abbiamo metodi di lavoro diversi, ma sicuramente ci accomunava la passione per il cinema. Mi emozionava il solo pensiero che lui recitasse in film con fantastici registi come Sydney Pollack, Rob Reiner, Martin Scorsese, Steven Spielberg, gente con cui lui ha lavorato e che continuano ad essere presenti nella sua vita. Era eccitante vederlo lavorare. Amavo il suo talento. E dopo questo lungo e travagliato tragitto anche io ora posso vantare un curriculum discreto e l’amicizia e la stima dei registi più importanti del mondo.

Qual è il suo lusso più stravagante?
Poter decidere se e quando prendermi una vacanza, poter andare quando voglio a casa in Australia e stare con la famiglia e gli amici, godermi la mia casa sulla baia di Sydney coi miei due bambini, fare quello che voglio e non dover dipendere da nessuno. Sono una donna indipendente, e questa consapevolezza è il lusso più grande. Il potere è libertà e libertà è lusso.
I vestiti? I gioielli? Me li danno e me li metto per il gioco pubblico, le prime, le feste, gli Oscar, e mi diverto. Ma i miei soldi li spenderei semmai per un viaggio, per comprarmi una casa in un posto di cui mi innamoro - magari Venezia -, per un’edizione rara di un libro di Virigina Woolf.

Una persona discreta come lei come affronta lo scrutinio pubblico?
Sono socievole e curiosa per natura, non potrei mai alterare la maniera in cui vivo. Mi piace uscire e incontrare gente nuova: è così anche che alimento le mie capacità di attrice. Ho sempre sopportato con un sorriso le stupidaggini che ho sentito raccontare su di me, su di noi, anche quando dicevano che Tom era gay e che io non ero altro che una copertura!

Si è però arrabbiata quando qualcuno di recente ha detto che lei aveva una malattia...
E’ accaduto il mese scorso e questo sì mi è sembrato assai fuori luogo. Qualcuno ha saputo che mi ero recata per degli accertamenti in una clinica di Los Angeles, il che è vero. Ma non ho un cancro al seno come si è detto. Una mammografia di routine ha richiesto ulteriori analisi, e tutto per fortuna è risultato negativo: sto in perfetta salute.
È stata un’invasione della mia privacy medica molto volgare.

Lei è coinvolta con il Women’s Cancer Research Fund. Ce ne parla?
Aiuto a raccogliere fondi e mi impegno a sensibilizzare l’opinione pubblica su certi problemi di salute delle donne, e ci tengo qui a ricordare quanto sia importante che le donne effettuino regolari checkup e mammografie. Sono impegnata anche a raccogliere fondi e materiale per gli orfanotrofi nel mondo e sostengo la causa delle adozioni. Ho due figli adottivi, mi piacerebbe averne altri. È un lusso che tutti dovremmo permetterci.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE