Swatch Group
Lo Swatch Group è un vero e proprio colosso operante nel settore orologiero e, da alcuni anni, anche in quello gioielliero. E' l’entità alla quale tutte le Maison produttrici di segnatempo, volenti o nolenti, devono far riferimento poiché proprietario delle maggiori fabbriche di movimenti, meccanici o al quarzo, componenti e sistemi elettronici. In questa sede, espliciteremo solamente il segmento di attività afferente il mercato del lusso, cercando di capire, anche attraverso le parole dei diretti responsabili, il modo d’interpretare e d’influenzare gusti, mode e tendenze di una nicchia dorata ed ambita.
E' stato dettodai presidenti e responsabili di tutte le più prestigiose e rinomate Maison dell’orologeria che conta: “Se non fosse esploso il fenomeno Swatch, la straordinaria tradizione elvetica del segnatempo, oggi avrebbe tutt’altro ruolo nel panorama internazionale”. La Svizzera è la culla indiscussa dell’orologio, protagonista assoluta e non sarebbe immaginabile il contrario. Eppure, nei primi anni ’70, la spallata assestata dai colossi giapponesi dell’elettronica al compassato status quo delle lancette dettato dalla storia e dalla tradizione ginevrina e delle tranquille vallate protette dal Giura, era stata di quelle al limite del “ko”, ed il conteggio era già cominciato.
Alle soglie degli anni ’80, un uomo si mise in testa un progetto, ambizioso, velleitario, impensabile per qualunque imprenditore di buon senso: creare un orologio al quarzo quasi perfetto e contemporaneamente di costo bassissimo, in plastica, un’esigenza simile alla mitica quadratura del cerchio; chiedere finanziamenti alle banche per avviare la produzione in due milioni di esemplari. Quell’uomo si chiamava
Nicolas G. Hayek e la sua tenacia lo portò, nel novembre del 1983, a vendere il primo Swatch e, poi, solo due mesi dopo, a produrre il milionesimo esemplare; nell’autunno del 1985 le unità realizzate arrivano a 10 milioni per toccare quota cinquanta milioni nel 1988, cento milioni nell’autunno del 1992, 200 milioni nel 1996, e così via.
Una crescita inarrestabile che dietro un’apparenza “usa e getta” celava quei significati che ci riportano all’assunto di partenza. Per Hayek, infatti, “la vera creazione del prodotto sta nella capacità di comunicare al compratore contenuti di qualità che egli non immagina nemmeno possano esistere in un orologio così economico. L’imperativo è andare oltre l’immagine che, per quanto piacevole ed apprezzabile, esprime un momento, un istante che passa, superato dal tempo e dagli eventi: essa deve trasformarsi in movimento, parte di un divenire espressivo. E tutto ciò deve essere percepito come assolutamente vero e non soggettivo: un qualcosa di positivo che dia emozione”. Parole che non hanno bisogno di alcun commento e che, da sempre, hanno ispirato l’operato di questo leader assoluto, capace, dopo aver trascinato fuori dalle secche dell’elettronica l’industria orologiera svizzera, combattendo gli sfidanti del Sol Levante sul loro stesso terreno, di costruire un impero strutturato ed integrato in modo ineccepibile, studiato per costituire il centro gravitazionale di tutta l’attività orologiera svizzera e non. In aggiunta al nutrito portafoglio marchi, infatti, il Gruppo presenta altre tre aree operative: produzione di movimenti e componenti per orologeria (citiamo ETA, Nouvelle Lémania, Frédéric Piguet per i movimenti, Nivarox-FAR per le spirali) e gioielleria, Sistemi elettronici (aziende come la Oscilloquartz e la Renata), servizi generali (tra cui spicca, Swiss Timing ed il Quality Management). Tornando ai brand orologieri, troviamo alla base della piramide Swatch e Flik Flak, nel segmento medio Tissot, cK watches, Balmain, Certina, Mido ed Hamilton, in quello alto Longines, Rado e Union e, al vertice, Breguet, Blancpain, Glashütte Original, Jaquet Droz, Léon Hatot e Omega. Ed è proprio su questi che intendiamo soffermarci per cercare di definire l’espressione del lusso esplicitata ed esportata in tutto il mondo dallo Swatch Group: una denominazione che sembra non avere nulla di attinente con il lusso ma che, analizzando attentamente quanto sopraespresso, è la logica conseguenza di un percorso concettuale originato proprio dalle fondamenta. Ciò, comunque, non può prescindere da una breve premessa sullo stato economico-finanziario del Gruppo con specifico riferimento al contributo del segmento “luxury” o, come viene definito internamente, “prestige”.

