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Palmiero. Gioielli per osare…
Il gioiello… Forma! Colore! Emozione!

Può un gioiello racchiudere tutto ciò e, al contempo, sprigionarlo? Può, quando è pensato con il cuore, quando è concepito come un sentire, quando è espressione di passione. Per l’arte, la musica, la natura. Un gioiello può imprigionare il mondo e rappresentarlo. La materia più preziosa del mondo stesso lo aiuta.

L’oro, le pietre, le perle… Mezzi espressivi che il creatore-creativo interpreta a suo modo. Trasforma, plasma, colora, sfuma. E produce arcobaleni preziosi, volteggi della materia inimmaginabili.
Ecco che il gioiello diventa magia. Sembra uscire dal nulla. Dalle tenebre del ‘nulla’. Appare sulla scena e si fa largo. Conquista il suo spot di luce e, inevitabilmente, lo sguardo. Tutto attorno il fascino, il mistero. Un alone di bellezza ti entra dentro e ti rimane impresso nella mente. E’ un’Opera d’Arte.

L’artefice di tale magia è Carlo Palmiero. Un vero ‘mago’ del gioiello. Originario di Caserta, Carlo Palmiero, 47 anni, fin da giovane respira l’aria di Valenza intrisa di polveri d’oro e illuminata dai bagliori delle pietre.
Da vent’anni lavora lì con il suo team e in passato dal suo laboratorio-atelier uscivano creazioni anche per altre importanti e prestigiose aziende valenzane con design in esclusiva. “Creiamo un prodotto particolare, con un’impronta forte e il nostro gioiello non si poteva spogliare della sua identità, così è stato un passo inevitabile proporci sul mercato con un marchio nostro”, rivela lo stesso Palmiero.

E il gioiello firmato Palmiero è, in effetti, riconoscibile al primo sguardo. Non se ne vedono di simili. E’ unico e irripetibile: dalla maison valenzana sono prodotti solo alcuni pezzi per modello, ma per ognuno variano le combinazioni delle pietre che risultano anch’esse sempre diverse e uniche. Come le opere d’arte appunto.

Ne sono prova i pezzi forti di Palmiero, gli anelli esemplari. Quelli della collezione Leaves interpretano le movenze delicate delle foglie che si trasformano in ali dai colori imprevisti: il giallo dell’autunno rubato agli zaffiri colorati che sfumano nell’oro; il blu del cielo rapito dagli zaffiri che evaporano nell’oro bianco.

Incantano poi quelli della collezione Mushroom, che dipingono con le pietre effetti cromatici che nemmeno la natura potrebbe pensare.
Sorprendono quelli della collezione Drapes, dove all’oro è chiesto di diventare stoffa e ammantarsi delle geometrie della pittura astratta, che le pietre accendono di colori inconsueti per la gioielleria.

Affascinano ancor di più quelli della collezione Pavement, che in pochi centimetri quadrati ricreano i disegni che il marmo solo sa creare nelle celeberrime “palladiane”.

Colpiscono per la loro plasticità quelli della collezione Toi et Moi, in cui protagonista sono le pietre dai tagli affilati che rendono lacrime preziose due topazi azzurri “blu London”. Una rivisitazione del contrarié che solo ai grandi della gioielleria può riuscire così!

Ammirando questi gioielli, viene da chiedersi come si arrivi a concepirli tali. Loro che sembrano venire dal nulla e comunque sono forieri di esperienza, maestria, genialità creativa che li avvicina all’arte.
Ce lo spiega lo stesso Carlo Palmiero, uomo schivo che pensa solo a fare il suo mestiere, perché non riuscirebbe a farne un altro. Non riuscirebbe a farne a meno. Non riuscirebbe a farlo diversamente. Sa solo pensare al bello! A creare. A farlo con passione. Per concepire un gioiello il più bello possibile.

“Dietro ad ogni modello c’è un lungo lavoro… Disegniamo assieme. Assieme studiamo le forme… Siamo talmente in sintonia che non dobbiamo nemmeno dirci esplicitamente cosa vogliamo arrivare a creare. Ci arriviamo assieme, guardando la natura, facendoci ispirare dai fiori. Al di là del disegno che ne definisce la forma, un gioiello deve avere delle caratteristiche ben precise: deve avere delle linee morbide, sinuose, slanciate, deve essere poi comunque portabile. Deve essere in sintonia con dei colori, con delle pietre… Non è così semplice da spiegare con le parole. Noi cerchiamo insieme di prendere delle idee, magari partendo da degli oggetti, per poi arrivare ad incontrare il gusto degli altri… Passano dei mesi prima che arriviamo a considerare finiti i gioielli: li lasciamo lì sul nostro banchetto; ogni tanto li guardiamo, li proviamo, li riproviamo… Non ci piacciono, allora li disfiamo e li rifacciamo. Quando poi sono finiti, il loro costo non copre più il tempo che abbiamo dedicato loro per renderli tali. Non creiamo per il guadagno, ma per la passione di farlo e perché riteniamo sia un lavoro d’arte. Il nostro obiettivo è far capire alla gente che sono piccoli oggetti d’arte, piuttosto che un oggetto da tenere al dito”.

I suoi capolavori, per fortuna, non si trovano nei musei (anche se meriterebbero di esserci) e si possono ammirare – e ovviamente anche acquistare – nelle gioiellerie più esclusive, in particolare, delle città d’arte e rivolte al turismo, nei centri più esclusivi.

“I nostri gioielli piacciono dal Nord Europa al Medio Oriente, dal Giappone agli Usa. Vengono apprezzati soprattutto da persone che hanno un certo tipo di cultura, ma in genere se un oggetto inconsciamente ci piace, è per qualcosa che ci trasmette al di là della nostra preparazione. Il bello è bello per tutti! - dice ancora il gioielliere valenzano -. Chi conosce l’arte, capisce da solo che gioiello ha davanti! Solitamente, i nostri gioielli sono scelti e acquistati dalle donne. Del resto, è più facile emozionare una donna, la diretta interessata”.

Carlo Palmiero si occupa direttamente dell’acquisto delle pietre; si reca nei paesi dove si estraggono e si commerciano. Sempre alla ricerca di nuove materie, di nuovi colori, di nuovi tagli. E’ questa la materia prima delle sue idee. Idee che trasforma in gioielli. Circa un centinaio di nuovi modelli ogni anno vanno ad arricchire un catalogo di forme senza tempo che stanno costruendo la storia della gioielleria mondiale, con pezzi ineguagliabili. Creati senza paura di osare. Di miscelare nuances, colori inaspettati, diamanti inusitati.

Nascono così le collezioni Bubble (bolle di sapone cristallizzate in diamanti), Passione (intrecci di pietre che emulano la paglia), Drappi, dove flash di colore illuminano forme avvolgenti, che si fanno largo sul corpo di una donna, di cui rischiano di offuscare la bellezza.

“Il nostro obiettivo è di rendere felici le donne che indossano i nostri gioielli. La donna deve sentire addosso quello che porta. Deve essere sicura di poter osare indossando i nostri gioielli”.

E se guardare questi gioielli dà emozione, dà felicità, immaginate cosa trasmettono quando si possiedono.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE