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Monica Bellucci

Solare, bella, mediterranea, ma anche attrice richiesta in tutto il mondo. Ci svela i segreti di questo suo momento magico.

Per Monica Bellucci si sta concludendo una stagione di drammatica, splendida intensità, e se ne stanno per aprire altre dense di presagi: con “Matrix Reloaded” e “Matrix Revolutions”, in cui si esibisce nel piccolo ma gustoso ruolo della “Regina del Mondo Virtuale” Persefone, seduttrice inguainata in cuoio rosso, la Bellucci è oramai diventata una presenza fissa a Hollywood, ed è sempre più global. Attrice seria, vera e vestale del sex-appeal: come Sophia Loren o Claudia Cardinale, inneggiano i critici americani.
Monica demoniaca, com’è stata ribattezzata in America per via della sua irresistibile carica di seduzione su chi vagheggia favolose immagini di madonna mediterranea.
Comunque la si voglia interpretare, si può già parlare di una Monicamania, e non solo per i fan di “Matrix”. Una bellezza dai contorni mitici, resa ancor più celebre da provocanti “cover” di riviste, come quella per Esquire coperta solo da una cascata di caviale. L’attrice più desiderata dal pubblico maschile, dicono recenti sondaggi, e la più ricercata su Internet.
Monica dappertutto: prima dei “Matrix”, a marzo, l’attrice italiana di 34 anni (nativa di Città di Castello, in Umbria) aveva tenuto a bada Bruce Willis nel thriller bellico “Tears of the Sun”, nel ruolo di una dottoressa in missione nella giungla nigeriana, proprio mentre in Italia trionfava “Ricordati di me” di Gabriele Muccino e in Usa usciva “Irreversible”, il noir metropolitano da lei recitato accanto al marito Vincent Cassel, in cui per nove minuti il suo personaggio subisce la scena di stupro più brutale della storia del cinema. “Nessuna attrice americana di grido sarebbe stata in grado di fare quello che ha fatto Monica”, dice Bruce Willis, suo grande ammiratore (è stato lui a insistere per farla scritturare per “Tears of the Sun”, dopo averla vista in “Malena”, il film del 2000 di Giuseppe Tornatore).
“Monica non solo è una bellezza da far girare la testa: ha coraggio, ha carattere, osa dove altre non si possono nemmeno sognare. E veste la sua splendida apparenza meglio di chiunque altra io conosca.
Ha la stoffa naturale della diva.”
“È una donna vera”
, dice il regista Gaspar Noè, che l’ha diretta in “Irreversible”. “Ed è ancora più intelligente di quanto sia bella. Monica è uno spirito indipendente. Non le interessa quello che gli altri pensano.” Nel 2003 la Bellucci ha girato anche “The Passion”, il film di Mel Gibson sulle ultime dodici ore di Gesù Cristo, nel ruolo di Maria Maddalena, e “Secret Agents”, di nuovo accanto a Cassel, conosciuto nel 1998 sul set del thriller francese “L’appartement” (i due si sono sposati nel 1999, e vivono insieme a Parigi). Un anno di febbrile attività e impegni. “Non ho l’ambizione di diventare un’attrice a Hollywood”, dice la Bellucci a Praga, dove sta girando il nuovo film di Terry Gilliam “The Brothers Grimm” accanto a Matt Damon e Heath Ledger. “Ma è sempre difficile per un’attrice europea poter lavorare a livello internazionale. Per farcela bisogna lavorare in America. In questo senso so di essere stata molto fortunata. Ma continuo a sentirmi italiana ed europea. È questa la mia cultura, la mia matrice, non farò mai finta che non sia così”. E l’intervista è così proseguita...

A Hollywood lei viene spesso paragonata a Sophia Loren.
Le fa piacere?

Certo, anche perché la Loren è uno dei miei idoli. Se oggi faccio cinema è perché sono cresciuta sognando donne come Sophia, come Gina Lollobrigida, Monica Vitti e Anna Magnani, attrici che hanno fatto il cinema italiano. Ma è impossibile paragonarmi a loro.
Quando vennero in America a fare film loro erano già famose per via del successo del cinema italiano a livello internazionale. Oggi non è più così. Se vuoi fare carriera devi andare in Francia o venire qui in America. E sperare nella fortuna.
È un ricominciare praticamente da zero. A me è andata benissimo.

Per questo lei è andata in Francia?
Non faceva parte di un piano diabolicamente congegnato, ma l’attrazione per il paese e la cultura era fortissimo.
Da Perugia, dove avevo studiato all’università, sono passata a Milano per fare la modella, poi a Roma per studiare recitazione, e da lì a Parigi per tentare una carriera internazionale. Ma nulla nella mia vita va diritto come una linea retta.
Seguo gli istinti, approfitto delle coincidenze, degli incontri fortuiti, cerco il talento. Non faccio certi film per strategia. Ma perché mi sembrano interessanti. Siano americani, europei o italiani. Voglio che rispecchino la vita: nei film che faccio, in genere, c’è gioia, c’è bellezza, c’è dolore.
Come nella vita.

Fu Francis Ford Coppola a darle il suo ruolo, in “Dracula”, nel 1992, dopo averla notata come modella. Cosa ricorda di quell’esperienza?
Era una parte minuscola nel film.
Ma fu determinante per me, fu l’inizio di tutto perché mi fece capire che desideravo recitare.
Tornai in Europa e mi misi a studiare recitazione.
L’esperienza con Coppola fu bellissima. E c’era Keanu, che ho ritrovato poi in “Matrix”. Si era ricordato di me.

In America c’è la tendenza, da parte delle attrici “belle” ma serie, come lei, di abbassare il quoziente sexy. Lei che ne pensa?
Essere sexy fa parte del nostra DNA, della donna italiana intendo.
Le nostre madri e le nostre donne ci hanno impartito fin da piccole lezioni sulla vita, e sugli uomini. E la seduzione è sempre la chiave di lettura. Che piaccia o meno ammetterlo. Io non ho alcun problema al riguardo.

Che relazione pensa di avere dunque con la sua sensualità?
La sensualità è qualcosa di spontaneo e naturale, che non si può recitare.
Ce l’hai o non ce l’hai. Io provengo dalla moda, e sono abituata a giocare con la mia immagine. Anche per un attore il corpo è parte della propria espressione. Un pianista ha un piano, un chitarrista una chitarra: anche l’attore ha un suo strumento, che è il corpo. Sono contro lo sfruttamento gratuito del corpo, ma non contro la sensualità sullo schermo.
Ci parli di Persefone, il suo personaggio nei “Matrix 2 e 3”.
È una donna pericolosa, è misteriosa, e ha senso dell’umorismo.
È un personaggio incastrato tra due mondi. È parte di un programma, non è “umana”, ma vuole provare le sensazioni umane, le emozioni.
È anche triste. È proprio grazie a Persefone che “Matrix” mi ricorda “Blade Runner”, per me è un classico.
Entrambi parlano della filosofia della vita in chiave futurista. Per questo motivo mi sono innamorata di “Matrix”: tutto ciò che riguarda la percezione, l’illusione e il sogno, mi affascina.

Lei vive in Francia, appartiene a un “milieu” internazionale, cosmopolita.
Cosa trae da questa sua esperienza di vita?

Essendo al cento per cento attrice e donna di spettacolo mi viene prima di tutto da esaltare la possibilità di lavorare con diversi registi in diversi registri, provare di tutto, cercare e trovare le cose più disparate e provare a me stessa che lo posso fare.
Per “The Passion” ho lavorato in Italia con una troupe internazionale di diverse etnie e religioni: cristiani, musulmani, ebrei, tutti riuniti per narrare la stessa storia, delle ultime ore di Gesù e il suo calvario.
Mi sembra una bella metafora della mia vita, o meglio, delle mie aspirazioni.
Includere tutto, imparare, capire, tollerare. Il contatto diretto è l’unica via alla pace e all’armonia.

Parigi è casa quindi?
Parigi, Londra e Roma sono le mie tre città, ognuna per motivi diversi.
Roma perché è la città eterna, è meravigliosa, sono italiana e particolarmente attaccata ad essa. Londra perché è un ponte interessantissimo fra l’Italia e l’America, in cui si concentra buona parte del mio lavoro di attrice. Parigi cui sono legata con il cuore: rappresenta l’eleganza e la cultura. Come per la sensualità in certe persone, l’intelligenza è una qualità che Parigi si porta addosso senza nemmeno rendersene conto: per me è segno di classe.

La classe è un lusso, o viceversa?
Io ho sempre pensato che sia un lusso tutto ciò che eccede una fiorente salute. Avere indipendenza economica è un grande lusso, soprattutto per una donna: indipendenza vuol dire libertà, e infatti le donne giustamente l’hanno capito. Io non ho un posto fisso, in effetti non vivo da nessuna parte, ho dei punti di riferimento che sono appunto Londra, la Francia, l’Italia: non ho attaccamenti a una casa specifica. Le mie abitazioni sono tutte “un casino”, non ho mai avuto una casa completamente finita.
E siccome viaggio sempre, disporre sempre di un biglietto aereo di prima classe, è un lusso al quale non riesco a rinunciare.

E l’America?
In America ci vado per lavorare.
Ho appena girato un film con Spike Lee a New York, “She hate me”, ma, ovviamente, si verifica l’eventualità di girare film americani anche in Europa, come quello che sto facendo ora con Terry Gilliam. Il film è una favola e io interpreto una specie di regina che, per magia, ha ottenuto il privilegio di vivere eternamente ma ha dimenticato di chiedere di rimanere giovane: in conseguenza, ha un po’ di problemi (io invecchio come una mummia - dice ridendo -). E senza la gioventù e la bellezza, non è facile...

Anche nella vita?
Nella vita il problema non c’è perché non puoi evitare di invecchiare e di imbruttirti, dunque non si pone la questione!

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE