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Sophia Loren
Intervista

Il mito di Sophia Loren trascende non solo l’idea di nazione - “la Loren è di tutti,è troppo grande per appartenere solo all’Italia e agli italiani”, disse una volta un critico - ma anche l’anagrafe. Data la schiettezza che si agita ancora sotto la patina di glamour - è la Diva delle dive - la grande attrice napoletana non ha mai nascosto la sua età (ne compirà 69 il prossimo 20 settembre): di persona ne dimostra almeno 20 di meno, e attribuisce la sua gran forma fisica alle lunghe passeggiate che fa ogni giorno e a una giusta e sana dieta italiana (non a caso ha pubblicato un libro di ricette e ricordi negli Stati Uniti intitolato: “Sophia Loren’s Recipes and Memories”, uscito anche in Italia con il titolo: “Sophia Loren, Ricordi e Ricette” - edizioni Gremese). Non ha perso nulla di quell’aspetto smagliante di età precedenti, il corpo sinuoso, le gambe snelle, il sorriso luminoso, il seno generoso e fermo. E soprattutto non ha perso quel misto di intelligenza genuina e indignazione di stampo partenopeo, di buon umore e sex-appeal. Instancabile, negli ultimi due anni ha girato il film “Between Strangers”, scritto e diretto dal suo secondogenito, Edoardo Ponti (il primo, Carlo, è direttore d’orchestra), ha lavorato nel film di Lina Wertmuller “Francesca e Nunziata” (le due avevano già lavorato insieme nel 1991 per “Sabato, domenica e lunedì”), accanto a Giancarlo Giannini e Claudia Gerini, ed ha interpretato la miniserie di quattro ore “Lives of the Saints”, una storia di emigrati italiani in Canada negli anni ‘50/‘60, in cui la Loren è la matriarca che cerca di mantenere la famiglia unita (anche Sabrina Ferilli vi ha recitato). È stato il 103° ruolo della Loren in 53 anni di carriera, iniziata nel 1950 con “Luci del Varietà” di Fellini.

La Loren ha ricevuto un Oscar come migliore attrice nel 1962 per “La ciociara” (la prima volta che il premio veniva conferito a un’interpretazione in un film in lingua straniera), e un Oscar onorario alla carriera nel 1991. “Mi piace lavorare, adoro la recitazione, ho ancora una grande passione dentro di me”, dice la Loren gesticolando con le sue mani forti ed eleganti. “Mi entusiasma molto quello che faccio, ancora mi emoziono quando leggo un bel copione. Ho ancora tanta voglia di esprimermi e sentire un ventaglio quanto più ampio di emozioni”, aggiunge dopo una breve pausa. “Specialmente adesso che i figli sono grandi e vivono per conto loro, per quanto siamo sempre vicinissimi, è importante per me lavorare, investire la mia energia creativa in un progetto, darmi da fare. La vita potrebbe essere un po’ triste altrimenti”.

Questa sua passione, la sua forza è molto ammirata in America, sua patria d’adozione (per anni la Loren ha fatto la spola tra Ginevra e gli States, ma è in California - possiede una villa a Thousand Oaks, a nord di Los Angeles - che passa la maggior parte del tempo, col marito Carlo Ponti, per stare più vicina ai figli). Per gli americani è un simbolo, un simulacro intoccabile, quasi più che in Italia; rappresenta l’abbondanza, più della Venere di Canova, più di Monna Lisa. Nel 1997, in Italia, la Loren è stata insignita della nomina di Cavaliere della Repubblica col titolo di merito più alto dopo quello del “Gran Cordone”, il “Cavaliere di Gran Croce”. “Suona un po’ di massoneria”, dice ridendo la Loren, “ma per me è stato un grande onore. Vincitore di Oscar e Cavaliere: quanti attori possono vantare altrettanto?”. Ma in America la stella della Loren vale ancora di più. Disse una volta di lei l’attore George Raft: “Sophia è come il Vesuvio e il Krakatoa messi insieme: un’esplosione di bellezza troppo forte per noi umani”. Marlon Brando, accanto a cui la Loren recitò nel 1967 in “La contessa di Hong Kong” di Charlie Chaplin, affermò: “La guardi e non ci credi. Poi la guardi ancora, e continui a non crederci”. Rimase storico quello che disse William Holden, quando incontrò la Loren a Venezia nel 1958: “Non ho mai visto tanta donna venirmi incontro nella mia vita”.

L’effetto-donna è ancora vivo. Un effetto donna che nasce da una classe innata, certamente aiutata dagli splendidi gioielli e abiti che la rendono sempre elegantissima, ma non certo limitata a quelli: “È strano il mio rapporto con il lusso; in realtà non mi piace nemmeno la parola lusso, perché con quello che succede al giorno d’oggi nel mondo mi sembra una cosa che non si deve dire”, osserva l’attrice. “Certamente mi piace essere circondata da cose che mi piacciono, non necessariamente costose, ma cose pratiche, o piccoli oggettini. Adoro per esempio le scatoline che trovo nei negozietti dell’antiquariato, ma non amo il lusso all’americana, troppo appariscente”.

Nemmeno i gioielli? “I gioielli per me sono investimenti, come una casa, ma si mettono sempre meno; io stessa ho qualcosina di Bvlgari, ma niente di speciale, anche perché due volte ho subito gravi furti e mi hanno rubato tutto! Certamente ci sono degli gioielli antichi bellissimi esposti nei musei, quelli mi piacciono moltissimo!”

In quanto alla moda, la signora Loren ha pochi dubbi: “Credo assolutamente nello stile italiano. Gli italiani hanno creato la moda meravigliosa che si è imposta a livello mondiale, sono pieni di fantasia, di creatività, sono i migliori. Io, in particolare, amo molto Giorgio Armani: mi piace perché è semplice e veste la donna di oggi secondo il tipo di vita che conduce; si tratta di abiti con cui si può uscire la mattina per andare a lavorare e magari, senza necessariamente tornare a casa per cambiarsi, mantenere per una cena informale la sera”.

Gioielli e alta moda italiana assenti però nei suoi nuovi personaggi cinematografici: sia in “Between Strangers” (è una moglie oppressa e vilipesa dal marito disabile) che in “Lives of the Saints” la Loren si spoglia di ogni orpello del glamour e interpreta donne dalla vita dura, sull’orlo dell’esaurimento, mal vestite, stanche. “Non ho avuto sempre una vita facile”, confida. “Quei primi anni così melodrammatici furono in realtà duri. Tutto lascia un segno dentro di noi. Io sono stata fortunata a prevalere sull’amarezza e i traumi. La mia natura è tanto drammatica quanto ottimista: è un misto di cose. Così quando mi assegnano questi ruoli lascio venir fuori il mio bagaglio interiore, lo metto a disposizione di chiunque voglia usarlo, e mi sfogo. È senz’altro terapeutico”. Lavorare con e per il figlio Edoardo è stata un’esperienza strana all’inizio.”Sono mamma prima che attrice. Ho faticato a mettermi al servizio del regista senza pensare ad altre cose e a smettere di stare inquieta ogni volta che lui diceva ‘Azione’, come una mamma che porta il figlio al primo giorno di scuola. Ma siccome il film era valido e i personaggi che Edoardo ha scritto bellissimi, alla fine mi sono lasciata andare, nel senso che mi sono messa nei panni del personaggio e ne sono diventata schiava. In genere è così che lavoro a livello creativo: come attrice tendo ad immedesimarmi completamente”. “Mio figlio è così sensibile”, continua, “così intellettuale ed analitico, ed ha un gusto incredibile per il linguaggio. Capisce le donne così bene. È un autore e un regista nato. Mi ha diretto benissimo. Sapesse come sono felice di avere due figli creativi, dediti molto seriamente alle loro rispettive arti. Sono così fiera di loro”.

Ripensando alla sua carriera, le chiediamo, se c’è un ruolo o film indimenticabile per lei, che ha lasciato un segno. “Lo sono tutti, perché la mia carriera è come un mosaico, fatto di tanti piccoli pezzetti. Solo il tutto ha senso. Non sono mai andata a scuola di recitazione e ho imparato strada facendo grazie alle persone straordinarie, registi e attori, con cui ho avuto il privilegio di lavorare. Potrei citare Vittorio De Sica e Charlie Chaplin, George Cukor o Carol Reed, non dimenticando il mio caro Marcello [Mastroianni] e la mia amica Lina [Wertmuller]: operando delle scelte farei un torto a tanti altri. Sono stati importanti tutti per me”.

Un ruolo che sognerebbe fare? “Medea, sì, dalla tragedia greca. Mi piacerebbe cimentarmi. Sarei brava, credo. E, poi, tutta la vita ho sognato di recitare Anna Karenina; purtroppo non è mai accaduto e oramai è tardi, sono troppo avanti con gli anni per interpretarla. Sa, quando si raggiunge una certa età bisogna imparare a essere selettivi e capire che cosa va bene per te o meno. Io scelgo attentamente ruoli appropriati alla mia età. Ruoli diversi, originali, interessanti, ma che non pretendano di essere qualcosa che non sono. Non voglio proprio diventare una caricatura di me stessa da giovane. Devi trovare la storia giusta e adattarla alla tua personalità, emozioni, età”.

Di fatto, Lei è una leggenda dello schermo. “Ammetto che il rispetto che ricevo mi fa molto piacere. Mi piace essere rispettata allo stesso modo in cui io rispetto gli altri. Apprezzo il riconoscimento di ciò che ho realizzato nella mia vita professionale, e anche di ciò che ho fatto in quella personale. Sono molto orgogliosa della mia vita, come madre, moglie e donna, ancor più che attrice. Sono serena, tranquilla, in pace con me stessa. Ho fatto tante cose e so che c’è ancora tempo per farne tante altre. La voglia, l’entusiasmo, l’energia continuano a non abbandonarmi”.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE