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Penelope Cruz
a cura di Silvia Bizio

Se "Non ti muovere" di Sergio Castellitto verrà distribuito in America entro la fine del 2004, la sua protagonista Penelope Cruz avrà buone chance di essere candidata all'Oscar come migliore attrice. E forse vincere, tanto ha commosso e ha mosso all'applauso la sua interpretazione svuotata di ogni scampolo di vanità. Un ruolo, quello di Italia, la ragazza albanese indigente e sfregiata dalle durezze della vita ma dallo spirito indomito, che sta molto a cuore all’attrice spagnola di 30 anni. "Ho amato moltissimo questa donna,fin dal momento in cuil’ho conosciuta sulle pagine del romanzo di Margaret Mazzantini,cheper me è un capolavoro," ci ha detto la Cruz a Los Angeles in occasione della presentazione di "Non ti muovere", parte della rassegna "Cinema Italian Style". "Ho sentito una responsabilità nei suoi confronti maggiore che se avessi dovuto interpretare una regina. Per me lei, comunque, è una regina, anche se è stata stuprata, offesa, maltrattata. Dentro è una regina."
Per la simpatica e vivacissima Cruz si apre dunque nel migliore dei modi la sua fase post Tom Cruise, il divo americano da cui si è di recente separata dopo due anni di segretissima relazione (si erano conosciuti sul set di "Vanilla Sky", nel 2001). "Lavorare in Italia è stato un toccasana," dice. "Fare questo film è stata un’esperienza meravigliosa, anche per via dei rapporti umani che si sono instaurati. E' stato molto di più che un film. E' stata un'autentica esperienza di vita, di quelle che ti cambiano, che ti fanno crescere. E credetemi, non lo dico di tutti i film che faccio." Instancabile lavoratrice, la Cruz ha girato 35 film in quindici anni di carriera: ha iniziato a 16 anni come attrice professionista in Spagna con "El laberinto griego" (1991), per poi farsi conoscere a livello internazionale con "Belle Epoque" di Fernando Trueba e "Jamon Jamon" di Bigas Luna nel 1992.

A Hollywood è approdata grazie al successo di "Tutto su mia madre" di Pedro Almodovar (1999). Tra i suoi film americani citiamo "Il mandolino del Capitano Corelli", "Blow", e il recente thriller "Gothika", accanto a Halle Berry, un altro film in cui la bella Cruz, nel ruolo di una malata di mente rinchiusa in un ospedale psichiatrico, si è lasciata imbruttire con grande slancio e naturalezza. Come in "Non ti muovere".

"Mi stupisce quando mi chiedono se è stato difficile calarmi nel ruolo di una donna comune, non proprio bella," dice lei. "Per me è un onore e un privilegio interpretare dei personaggi come Italia. Un attore vero non fa che servire la visione degli autori, mettersi al servizio della storia. La vanità non ha niente a che fare con la recitazione. Pedro [Almodovar], dopo avermi visto in 'Non ti muovere', mi ha consigliato di fare della chirurgia anti-estetica!" Paragona Sergio Castellitto ai grandi del cinema, e ad Almodovar, che rimane il suo "guru". "Come Pedro, Sergio è una forza della natura. Ha una personalità trascinante. Ricordo che c’era una scena nel film con una bacio tra noi due, molto quieta e tenera, e all'improvviso mi sento urlare nell'orecchio: 'Stooop!' Non so come faccia a dirigere e recitare al tempo stesso. Lui e sua moglie Margaret sono due persone eccezionali, da cui ho imparato molto." Adora il cinema italiano. "'8 e 1/2' di Fellini è in assoluto tra i miei cinque film favoriti. Giulietta Masina è sempre stata un’ispirazione per me. Considero il cinema italiano la vera culla del cinema." Elegantissima nel suo Givenchy nero, la Cruz racconta di essere appena tornata dall’Africa dove cinque giorni prima (all'inizio di giugno) aveva terminato le riprese di “Sahara”, un film d’azione e avventura da lei recitato accanto a Matthew MacConaughey. “È il contrario di ‘Non ti muovere’,” avverte sorridendo. “Un gigantesco film un po’ vecchia maniera, un thriller con grandi paesaggi e uno humor alla Indiana Jones. Ho dovuto perfino imparare a montare un cammello. Mi diverte fare anche queste cose.” Quando le chiediamo se è vero che sta filando con MacConaughey, Penelope arrossisce e dice sussurrando: “Sono cose che non si dicono. Tanto qualsiasi cosa dici ti metti nei pasticci. Parliamo d’altro!” Sa godersi la vita, ma è anche impegnata con la fondazione SABERA che si occupa di raccogliere fondi per i bambini poveri nel mondo. Si professa sia cattolica che buddista, religione scoperta una decina d’anni or sono. Bisogna sapere che Penelope Cruz donò il suo primo assegno per un film americano, “The Hi-Lo Country”, alla missione di Madre Teresa a Calcutta. Aveva lavorato come volontaria a Calcutta e conosciuto Teresa personalmente.
La sua vocazione per la fotografia l’ha portata inoltre in contatto con la Tibet House di Barcellona, ed è stata quindi invitata dal Dalai Lama in Nepal, dove ha scattato numerose foto poi esposte in gallerie.
“La prima volta che sono stata a Calcutta ci sono rimasta solo dieci giorni. Ma Madre Teresa mi mise subito al lavoro, dalle cinque del mattino alle sette di sera,” ricorda l’attrice. “Mi imbarazza parlarne, perché sento di essere stata io la fortunata: ogni sguardo che ricevevo dai bambini mi dava tanto. Secondo me Dio é negli occhi di quei bambini. Parlarne a livello d’intervista mi dà fastidio, perché sembra che mi stia dando delle arie, che stia parlando narcisisticamente di me stessa.” A Los Angeles é di casa. “Il lavoro mi porta spesso qui, ma Madrid è e sarà sempre la mia città,” dice. “Mi piace lavorare dovunque. In America, in Europa, non importa, dovunque si girino dei bei film, grandi o piccoli che siano. Sono una zingara da quando ho 17 anni, non sto mai fissa nello stesso posto per più di tre mesi. Faccio e disfo le valigie in continuazione, e sapete cosa? Lo trovo eccitante. Credo di esserne addirittura dipendente.” Non vuole fermarsi? “Forse a 80 anni. No, sogno di continuare a vivere così per sempre.” Quando è a Los Angeles va spesso a fare shopping con la sua grande amica, l’attrice messicana Salma Hayek, con la quale inizieranno presto le riprese di un film d’azione tutto al femminile, “Bandidas” (ma prima deve girare “Noel”, con Susan Sarandon e Robin Williams). “Salma ed io abbiamo lo stesso problema con lo shopping,” confida. “Sarebbe bello se avessimo la fissa per una sola cosa, che so, le scarpe, invece ci piace di tutto. Andiamo da Fred Segal, Barneys, Maxfield, le boutique del vintage, i negozietti dell’antiquariato su Robertson Boulevard. E non è solo una questione d’acquisti: è il rituale di fare shopping con un’amica.” Anche oggi porta con lei la sua macchina fotografica. “Sono dieci anni che scatto foto. Alcune le ho esposte, altre pubblicate. La prima volta che ho pubblicato è stato per ‘Interview Magazine’, delle foto che avevo fatto proprio a Salma [Hayek]. Era stato divertente fotografarla perché siamo tutte e due un po’ testarde e autoritarie. Ma quel giorno ero io quella che dava gli ordini: ‘Oggi devi fare quello che dico io!’ È stata la prima volta che l’ho vista mansueta.” Davvero si considera autoritaria? “Sono soprattutto una cocciuta,” risponde. “Sono nata così. Letteralmente. Con la testa su e il cordone ombelicale attorcigliato intorno, praticamente protestando. Ho forti opinioni su tutto. Sono una Toro purosangue [è nata il 28 aprile del 1974], e credo che l’ostinazione sia una delle mie virtù principali, così come il peggior difetto.” Lusso per Penelope Cruz significa... “Poter continuare a fare sempre il mio lavoro. Lusso è svegliarsi la mattina ed avere la certezza di poter fare ciò che amo, la recitazione, e di non esser costretta ad andare a cercare lavoro in un ufficio. Lusso è poter viaggiare per lavoro, stare a contatto con persone interessanti e creative, poter imparare sempre.”

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE