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Limited Edition
Le belle novità musicali in limited edition non finiscono mai, e noi le "inseguiamo" senza sosta

Herbie Hancock
THE QUINTET - 1977
(Columbia)
Premessa: è una delle ultime grandi “passeggiate” nel grande jazz di Freddie Hubbard prima che abbia suggerito al suo labbro, sbagliando, d'inseguire la fusion peggiore dei fine 70s e primi 80s, quella da easy-listening. Ed è anche uno dei pochi album dove non prova (o tenta) di imitare gli assolo di Miles Davis. Detto questo, la superband è in forma e l'interazione tra Tony Williams ed Herbie Hancock raggiunge altezze incredibili. Questo album ha un’“acustica” straordinaria. Un suono spettacolare per il 1977. “Dolores”, “Jessica” e “Little Waltz” sono la prova inequivocabile di un quintetto straordinario dove Ron Carter al contrabbasso e Wayne Shorter al sax s'integrano alla perfezione con i sopracitati. La chiusura la dedichiamo (dopo averlo ascoltato per anni in vinile) a Hancock: dopo alcuni grandi album di funk elettronico e jazz fusion più “abbordabile”, nel 1977 decise di tornare a fare quello che conosceva e conosce meglio, suonare del big jazz con una band strepitosa, forse la migliore di quelle avute al suo fianco. Raccomandiamo caldamente questo CD per chiunque sia interessato al jazz, quello buono. Anche perché non reperibile sul mercato italiano!

Little Feat
FEATS DON’T FAIL ME NOW - 1974
(WB)
I Little Feat sono una di quelle band che hanno abbreviato il percorso, riassumendo perfettamente tanti generi musicali a proposito degli anni ’70. Questo album è una piccola grande prodezza creata, stranamente, da un generoso mix “liscio” e sexy di rock-blues piccante del sud degli States. L’uomo leader, il frontman assoluto lo troviamo alla chitarra dal suono “ondulante”, Lowell George, chitarrista dallo stile unico che segnò, in maniera indelebile, le prime registrazioni del gruppo. I suoi canti, durante quel periodo, erano dei veri e propri esempi distintivi per la maniera in cui ha suonato e cantato alcuni brani straordinari, quali “Oh Atlanta”, “Spanish Moon” e “The Fan”.
Gli album registrati prima della 1979, l’anno della morte di Lowell, hanno di riflesso un’influenza jazz non trascurabile. Essere di Los Angeles ha dato ai Little Feat una certa patina “chic” che sarebbe mancata se fossero stati di Memphis. Le prodezze di cui parlavamo all’inizio, percorrono tutto il CD e le guest star hanno aiutato non poco le fortune di questo album: Bonnie Raitt ed Emmylou Harris le stelle più lucenti. Siamo di fronte ad un capolavoro dal suono frastornante. Dimostrazione forte della chiamata alle armi del miglior rock-blues and jazz ibrido, ma di grande levatura. P.S. notare in copertina una Marylin Monroe con George Washington in automobile. Una chicca!

Elis Regina
...EM PLENO VERAO - 1968 (Philips)
La più grande cantante brasiliana di tutti tempi. Questo era ed è Elis Regina, nonostante sia morta da qualche anno. Siamo sempre stati convinti che la sua immensa grandezza, oltre alla voce, era quella di aver sempre saputo come scegliere repertorio, musicisti ed arrangiatori, fatta eccezione per il maestro “supremo”: Antonio Carlos “brasileiro” Jobim.
Ma lui era di Marte, per cui non classificabile fra gli artisti “umani”. Questo album caratterizza il grande arrangiatore Erlon Chaves, che dirige una grande band trattando con estrema cura le opere di Tom Jobim e Vinìcius de Moraes, Gilberto Gil, Baden Powell, Jorge Ben, Caetano Veloso, Joyce, Roberto Carlos, ecc. Il repertorio è fresco ed impeccabile. Davvero grande e quasi impensabile per un solo album composto da 11 brani. Questo disco fu un grosso successo in Brasile nel 1968, grazie anche ad un grande spettacolo permanente a Rio de Janeiro, che durò per quasi un anno. Assolutamente da inserire nella categoria: “capolavori immortali” e da ricercare a tutti i... costi.

Radiohead
COM LAG: 2+2=5
(Emi)
La band più famosa in assoluto sul mercato giapponese in “limited edition”. Ormai non hanno più un mercato “franco”: uscito solo ed esclusivamente per il mercato giapponese, la Emi italiana si è dovuta sbrigare a importarlo anche qui da noi, questo CD. I Radiohead, nonostante un leader con la vocazione da “antistar” più spiccata di Morrison dei Doors, non possono nascondere un album di “editi”, compilati in modo sparso fra live versione mix (conosciuti) della omonima “2+2=5”, “I Will”, “Skttrbrain” e “Fog” (live), ecc. In questi ultimi anni, grazie a questi musicisti di straordinaria abilità ed eclettismo, siamo passati dallo spettacolare “Ok Computer” all’allucinogeno “Kid A”, passando per il geniale e astratto “Amnesiac”, fino al capolavoro assoluto “Hail to the thief”. Yorke, con uno stile proprio del rock più cantautorale persino di PJ Harvey e Neil Young, rappresenta il David Byrne fine 70s primi 80s dei Talking Heads: è stato assunto a icona dai fan e dalla critica internazionale grazie alla genialità musicale e lirica. Più della metà di queste versioni mix & live sono straconosciute, però l’album merita di essere consumato nel vostro lettore CD, senza alcuna ombra di dubbio.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE