ANGELINA JOLIE
Di una bellezza soprannaturale e una trasparenza quasi disarmante, un po’ come lo erano state prima di lei Marilyn Monroe o Judy Garland. Angelina Jolie non è solo attrice-diva, puro talento per la recitazione e sturm-und-drang sentimentale, è anche un personaggio unico a Hollywood. La trasparenza e la mancanza di veli intellettuali e peli sulla lingua sono la sua arma: rinunciare ad essi equivarrebbe a uno svuotamento di potere. “è importante esserci per vivere e testimoniare la vita in modo completo, e per esserci bisogna essere aperti,” dice la Jolie, che compirà 30 anni il 4 giugno. è in questi giorni sugli schermi nel ruolo di Olimpia, l’affascinante e cospirante madre di Alessandro nell’opera epica di Oliver Stone “Alexander”, e presto sarà protagonista della commedia d’azione “Mr. and Mrs. Smith” accanto a Brad Pitt (marito e moglie, entrambi sicari per agenzie rivali, scoprono di essere ciascuno la prossima vittima designata - “metafora del matrimonio che va a rotoli,” spiega ridendo la Jolie). La si è vista di recente in “Sky Captain” e ha dato la voce alla pesciolina sexy Lola nel cartone animato “Shark Tale”. Ma in questo momento i suoi veri interessi sono altrove: madre di un bambino cambogiano adottato, Maddox, che adesso ha quattro anni, la Jolie è ambasciatrice per la commissione profughi dell’ONU [Goodwill Ambassador for the United Nation’s Refugee Agency]. Viaggia spesso a sue spese e senza copertura stampa - un caso eccezionale, a detta della stessa ONU - e si è recata in zone di conflitti come i Balcani, Sierra Leone, Congo, Colombia, Ecuador, Pakistan e Sudan per portare assistenza ai campi profughi. A fine marzo era a Washington per promuovere un nuovo programma di aiuti ai bambini rifugiati che giungono negli Stati Uniti senza assistenza legale. In un discorso al National Press Club, la Jolie ha illustrato il programma per conto del Centro per i bambini rifugiati e immigranti [Center for Refugee and Immigrant Children], che recluta avvocati disposti a lavorare pro bono per i giovani che cercano asilo nel paese.
Insomma, nel giro di due anni la Jolie è stata protagonista di un mutamento di vita così radicale che sarebbe difficile crederci se fosse un film. Da regina del dark, del tatuaggio, dell’auto-mutilazione, delle fialette di sangue dell’allora marito Billy Bob Thornton appese al collo, a madre single dedicatissima ed esempio di coscienza sociale. Dagli exploit provocatori e pansessuali di un animo spesso tormentato e dalle bizze di un temperamento artistico alla pietà sofferta per i diseredati del Terzo Mondo e un senso quasi evangelico di compassione e intervento. Premio Oscar nel 1999 per “Ragazze interrotte”, la Jolie guarda adesso al cinema se non con sufficienza, comunque come un minor investimento di passione ed energia. Dopo i due “Tomb Raider”, in cui ha dato vita con spirito agonistico a quella che è divenuta l’eroina d’azione sexy per antonomasia, Lara Croft, ha recitato in “Beyond Borders”, una storia d’amore sullo sfondo delle guerre civili e dell’odissea dei profughi in varie parti del mondo. Film quanto mai diversi eppure simili nel modo in cui hanno destato il suo “risveglio”: “Tomb Raider” le ha fatto conoscere la Cambogia, paese di cui adesso sta per prendere la cittadinanza e in cui possiede una casa; “Beyond Borders” l’ha portata a conoscenza diretta del dramma della Sierra Leone e messa a contatto con l’ONU. L’abbiamo incontrata a Los Angeles, una delle sue molteplici residenze, oltre a Londra, New York e la Cambogia.
Angelina, il cinema è ancora importante per lei?
Sì, lo è ancora. Amo moltissimo recitare, adesso come quando ero bambina, e continua a essere un mezzo per esprimermi e valvola di sfogo. Ma non è più l’unico, come una volta. E adesso il solo pensiero di rimanere chiusa per quattro mesi in un teatro di posa mi crea problemi. Già per me è difficile stare ferma in un paese per quattro mesi, figurarsi un set.
La remunerazione economica, però, …le piace?
Certo, sono immensamente grata dei 12 milioni di dollari incassati per “Tomb Raider 2”. Ho devoluto oltre tre milioni per cause umanitarie, e continuo a farlo. Vivo una vita relativamente frugale. Ma quando faccio un film, non vedo l’ora che finisca per tornare in quello che considero il vero mondo.
è successo anche con “Alexander”?
Meno, perché le riprese di “Alexander” si sono svolte in giro per il mondo, dal Marocco a Londra, dove ho casa, alla Tailandia all’Egitto. Ho, inoltre, goduto dell’esperienza di lavorare con tre geni come Oliver Stone, Colin Farrell e Val Kilmer.
Si vociferava su questo connubio di “forti” personalità. Siete andati d’accordo?
è stato un idillio. Sono le persone più sensibili e solidali con cui abbia mai lavorato. Credo sia proprio questa spiccata sensibilità che ci determina una cattiva reputazione a Hollywood. Questo nostro essere aperti e vulnerabili è stato spesso soggetto a fraintendimenti.
Lei viene spesso legata ai suoi colleghi maschili. Cosa c’è di vero?
Tutto e niente. Hanno detto che stavo con Oliver [Stone], affermazione ridicola, e non solo perché lui è sposato e con figli. Del resto avrebbero potuto accoppiarmi con qualcuno molto peggiore! Con Colin [Farrell], stavamo quasi per metterci insieme ma abbiamo preferito rimanere amici. Siamo anime gemelle, siamo simili, troppo simili. Da una parte siamo due selvaggi scatenati, dall’altra siamo entrambi molto responsabili e professionali quando lavoriamo. Trovatemi uno che è uno che si sia lamentato del nostro rendimento sul lavoro. Siamo impeccabili. Dicono che sia stata con Brad Pitt, un ragazzo meraviglioso, ma la verità è che sono in una fase diversa della vita, sono una madre, ho cause da portare avanti, ho la mente altrove. Mi ispirano e motivano cose che sono ben più grandi di noi; voglio darmi da fare per cambiare certe cose, soffro e mi infurio per le ingiustizie che vedo nel mondo.
Vuol dire che non ha tempo per l’amore?
C’è sempre tempo per l’amore. Ho degli amanti, due, se proprio vuole saperlo, che incontro strategicamente come e dove voglio, in discreti hotel. Sanno uno dell’altro e non fanno tante storie.
Lei è stata votata in America come la prima donna che sia gli uomini che le donne vorrebbero portarsi a letto. Che effetto le fanno questi sondaggi?
Mi onorano. Amo le donne come gli uomini, l’amore non ha genere, e mi fa piacere che una donna pensi che io sia in grado di apprezzarla come apprezzo un uomo. Quei due amanti? Entrambi maschi.
Da che tipo di uomo si sente attratta?
Dall’uomo passionale e appassionato, capace di stare sveglio nel mezzo della notte perché ha letto qualcosa che lo ha commosso, che si dà da fare. Un uomo che abbia compassione, che sia generoso e che metta gli altri, specialmente i bambini, davanti a se stesso. Non deve aggiustare il mondo o conquistare niente, ma solo sentire passione per qualcosa che abbia un significato e che possa aiutare gli altri. Questo per me è un grande uomo. Non chiedo molto...
Lei è stata in Cambogia per la prima volta al tempo delle riprese di “Tomb Raider”. Poi cosa è successo?
Non ero più la stessa quando tornai dalla Cambogia. Provavo vergogna. Vergogna per non aver mai capito la vera sofferenza della gente, per non aver mai visto davvero in faccia la povertà. Non avevo mai incontrato persone, vittime della guerra, dell’occupazione, del genocidio. Perché non le sapevo queste cose? Perché non le avevo lette nei libri di storia a scuola? Com’era possibile?
Lo chiese a suo marito di allora, Billy Bob Thornton?
No, mio marito era preso da altre cose; io leggevo i panflet dell’ONU sui profughi per saperne di più e lui stava al piano di sotto a registrare il suo disco. Io sentivo l’urgenza di “aiutare”, fare qualcosa. Lui pensava alle sue proprie fobie. Chiamai un’agenzia gemellata con le Nazioni Unite a Washington. Dissi loro: “Voglio studiare il problema dei rifugiati in Cambogia, in Africa, in Bosnia, dovunque! Voglio imparare. Aiutatemi ad aiutare.” Mi invitarono subito a Washington. Lo comunicai a mio marito. “Brava, buona fortuna,” mi rispose. Fu quello il momento in cui capii che io e lui non avevamo più niente in comune.
Vuole adottare un altro bambino?
è molto difficile farlo come madre single, molti paesi non lo permettono. Ma adotterò. Sto cercando in Africa. L’ideale è avere una casa piena di bambini da tutte le parti del mondo, di ogni colore e ogni religione. Mi piacerebbe che Maddox, nato in un paese buddista, abbia fratelli musulmani o cristiani o indù.
Prenderà dunque la cittadinanza cambogiana?
Me l’hanno offerta e la prenderò. Siamo una famiglia cambogiana in fin dei conti, io e mio figlio. Ho una casa in Cambogia, paese sui cui problemi ho investito molte energie.
Lei ha anche scritto e pubblicato un libro sulle sue esperienze con i profughi, “Notes from My Travels”. Ce ne parla?
è un rendiconto privo di retorica dei miei incontri con gente che ha sofferto molto in posti del mondo tormentati da conflitti. Spero che il libro venga letto per il suo valore informativo e non in quanto “Angelina Jolie che scrive sui profughi”.

