Sognando uno yacht
Gioielliere di fama mondiale, apprezzato ormai anche nel gotha dell’orologeria (che frequenta dal 2000), Fawaz Gruosi è costantemente protagonista negli appuntamenti del jet-set internazionale, in tutto il mondo. Ritratto di un uomo famoso e importante, convinto di doverlo ancora diventare…
Lo abbiamo intercettato a Gstaad, proveniente da Dubai, in partenza per New York. Basterebbe questo per sintetizzare la vita di Fawaz Gruosi, in ogni momento dell’anno, senza esclusioni. Quando, però, si ha l’opportunità di fermarsi e conversare con lui, ecco venir fuori la sua umanità, la sua cultura, la solidità dei valori in cui crede, la sua insospettabile umiltà. L’Italia ce l’ha nel sangue e, anche se può considerarsi un cittadino del mondo, non ha perso il legame con le sue radici fiorentine. de Grisogono è un fenomeno senza confini, un successo indiscutibile, ma impone impegno, fatica, viaggi, ore al cellulare, serate di gala, mondanità… and so on: “sacrifici” sostenuti ancora con straordinari vigore e passione ma che, un giorno, potrebbero essere accantonati per far posto ad una bellissima barca.
Ci siamo incontrati tre anni fa nel suo studio di Ginevra, parlando di lusso e gioielleria. In tre anni qualcosa è cambiato per lei, nel modo di affrontare, professionalmente e non questi temi?
Il mio approccio al lusso è sempre stato lo stesso; non l’ho mai cambiato e, in generale, è la mia filosofia professionale a non essere mai cambiata: sempre basata sulla pura esclusività, sull’originalità, sull’unicità, su ciò che ancora non è stato inventato o creato.
Ritiene di rappresentare un’eccezione nell’ambito dell’alta gioielleria, in quanto a esclusività, originalità, creatività, istinto, lontano dalle ormai accreditate e perseguite logiche industriali?
Mi rifiuto categoricamente di produrre modelli in serie: ogni giorno devo creare un qualcosa di diverso, di unico, di ricercato, nell’insieme e nel dettaglio. In tal senso, ma non vorrei, dicendo questo, risultare in qualche modo arrogante (perché, di fatto, non lo sono), non credo di dovermi confrontare con dei concorrenti diretti: ho individuato una nicchia di mercato non frequentata alla quale, però, ultimamente, alcune aziende si stanno avvicinando. Evidentemente, cominciano a comprendere l’essenza del vero lusso, data per “spacciata” qualche anno or sono ma che, viceversa, è viva e vegeta e ritengo non passerà mai di moda.
A suo giudizio, attualmente, l’interpretazione del lusso ha superato i confini del buon gusto, ha perso di vista il proprio DNA, per esprimersi in modo eccentrico, per stupire senza logica e senza un reale contenuto?
Direi esattamente il contrario. Una volta, ad inizio secolo, in linea generale, il gioiello indossato costituiva uno status symbol, un qualcosa da ostentare per dimostrare di essere benestanti, di avere denaro: non esisteva una vera e propria ricerca sulla pietra preziosa e gli “allestimenti” erano anche abbastanza approssimativi. Oggi, invece, ed è il concetto di lusso che ho pienamente sposato, vi è grande attenzione al design, all’originalità ed al modo d’indossare il gioiello, pur mantenendo una sostanziale attenzione alla qualità ed al valore intrinseco delle pietre.
E, allora, come viene interpretato, oggi, il gioiello?
I gioielli, oggi, sono portati in maniera più semplice e disincantata: li immagino abbinati ad un jeans e ad una camicia di seta, senza sostanziali influenze dell’età di chi li indossa. In sintesi, un modo sportivo d’interpretare il gioiello. Attualmente, l’oggetto prezioso è divenuto un vero e proprio accessorio, che può costare tanto o poco, ma che va portato con disinvoltura, non solo nelle serate importanti ma anche in quelle informali. E’ l’approccio più giusto per valorizzare al massimo la potenzialità espressiva del gioiello, evitando d’imbrigliarla in schemi stilistici eccessivamente rigorosi.
Dopo il diamante nero, quello Icy, il Galuchat, su quale sorprendente fattore chiave de Grisogono ci stupirà nel prossimo futuro?
Ormai lo posso dire con tranquillità perché caratterizzerà, in particolare, le prossime novità orologiere (lo scorso anno lo abbiamo testato su alcuni gioielli): si tratta dell’oro marrone. Una tonalità che, personalmente, trovo magnifica e che sarà ufficialmente adattata sia all’orologeria che alla gioielleria.
de Grisogono, nome aulico, importante, difficile da dimenticare…, la sua creatura. I miti con i quali è cresciuto e si è formato sono più vicini, li ha superati, in altre parole, ritiene di essere già entrato nella storia della gioielleria come assoluto protagonista o c’è ancora molto da fare?
Io credo di non essere ancora nato in rapporto ai veri e propri miti della gioielleria: nomi talmente altisonanti, che hanno scritto pagine straordinarie della storia del gioiello, alle quali io stesso attingo continuamente. Sarebbe assurdo il solo compararmi a loro. Posso dire unicamente che metto molto amore nel mio lavoro, non pensando affatto al tornaconto economico-finanziario.
Qualcuno, però, pensa l’opposto…
Indiscutibilmente, vi sono molte persone che mi fanno i complimenti e ciò, confesso, m’imbarazza non poco. Non ci credo nemmeno io, e spesso penso che mi si prenda in giro. In ogni caso, quando vedo tutta la collezione esposta e ben allestita, come qui a Gstaad, sento una fitta al cuore e mi chiedo come ho fatto a creare tutto questo.
L’umiltà nell’affrontare il lavoro è un po’ la sua forza…
Sono d’accordo: non essere mai sicuri di se stessi è un fondamentale punto di forza. Perdere di vista questa piccola, grande verità, lo considero come l’inizio di un potenziale, inesorabile declino.
Oggi, il tempo è sempre suo acerrimo nemico?
Ancora di più, purtroppo.
Qualche anno fa lei disse: “A cinquant’anni rallenterò per dedicarmi più a me stesso ed alla famiglia”. Puntualmente ciò non è accaduto. Può dare, in questo senso, un altro appuntamento?
Ora come ora, lo vedo ancora lontano come appuntamento: diciamo cinque anni. Non mi sento di prometterlo però... Ci proverò.
Mi raccontava di una barca bella, grande, imponente per poterci stare con sua moglie...
Questo è sempre il mio sogno. Non si è concretizzato ancora, ma rimane uno dei miei più grandi sogni nel cassetto.
Ha mai immaginato una vita diversa da quella che sta realmente vivendo?
Io mi sono sempre immaginato una vita diversa da quella che sto facendo oggi. Non ho mai pensato di diventare un gioielliere indipendente: è nato tutto per caso, e posso dire con convinzione, che tutta la mia vita è stata governata dalla casualità e dall’occasione. Non avrei mai pensato, con de Grisogono, di raggiungere obiettivi importanti in così poco tempo: lo considero un sogno, un sogno che ha comportato e comporta fatica e problemi, ma comunque un sogno.
Quanto è stato programmato di questo sogno...
La mia attività è stata sempre governata dall’istinto, dal momento. Ad esempio, l’ultimo nato in campo orologiero, l’“Occhio”, il ripetizione minuti, non è stato il frutto, come potrebbe far ritenere la tipologia di complicazione, di un progetto programmato da anni, ma di un’idea che mi è venuta osservando su di una rivista una macchina fotografica dotata di un particolare obiettivo.
Quando pensa all’Italia (dalla quale, forse, è fisicamente lontano più di quanto vorrebbe), qual è la prima cosa che le viene in mente?
Gli amici d’infanzia con cui sono cresciuto e mi sono divertito, e poi, Firenze, città in cui si respira arte e cultura ad ogni angolo. Tutto ciò mi manca molto.
Pensa, un giorno, di dedicare un gioiello, un pezzo unico, alla natia Firenze? E, più in generale, quanto c’è di Italia nella sua creatività, nel suo concetto del bello?
Non ci ho ancora pensato, in particolare, ma non è escluso che io lo faccia se troverò lo spunto e l’ispirazione giusta: c’è troppo di Firenze in me. Per quanto riguarda l’influenza dell’Italia nella mia creatività, direi senza dubbio un 70%, lasciando il rimanente a quanto di buono ho recepito nei miei continui viaggi in tutto il mondo.
Il lavoro come straordinaria passione, il rischio, la sfida continua, tutto affrontato in prima persona, comunque, dovunque, sempre sotto i riflettori. Qual è il segreto per mantenere disponibilità, cortesia, gentilezza, per coltivare le vere amicizie e, poi, per avere la giusta concentrazione per elaborare e creare i suoi capolavori?
Io ho un dono che Dio mi ha dato: la creatività. Non è mai stato un problema per me. Mi manca solo il tempo curare di più la mia sfera “personale”, e di questo comincio un poco a risentirne. E, poi, come già accennato, la fatica che faccio a tener dietro a tutto, ad un impegno ogni giorno crescente, non essendo più un ragazzo…
Dimenticavo, ha ancora paura dell’aereo?
Sì, assolutamente, non cambierà mai, ma fa parte del gioco. Ecco perché sogno una barca…
Un’ultima domanda, che può sembrar banale, ma non lo è assolutamente se la si conosce un po’ meno in superficie. Ritiene di essere un uomo fortunato?
Sì, perché ho la salute, sono realizzato professionalmente e sotto il profilo familiare. Quando mi fermo e mi guardo intorno, mi accorgo di quanto io possa essere fortunato e che quelli che io considero problemi, in realtà sono piccole cose, sciocchezze.

