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Intervista con Gwyneth paltrow

Una bambina di 14 mesi, Apple, una camicetta con il nome “Mrs. Martin” (il marito è Chris Martin, il leader dei Coldplay, la band più calda del momento) e il megafono da regista in mano (sta girando un corto intitolato “Dealbreakers”): Gwyneth Paltrow ha impresso alla sua vita un giro di 180 gradi rispetto a pochi anni fa, quando mostrava con orgoglio gli stivali di pelle che le aveva regalato il suo allora beau, Brad Pitt, faceva festa con un altro suo celebre flirt, Ben Affleck, e veniva chiamata “sua biondezza reale”, come dicevano a Grace Kelly, a cui è stata tante volte paragonata. Un paragone emerso non tanto per il suo aspetto e una certa regalità di portamento, ma per i suoi ruoli pieni di bon ton in film come “Il talento di Mr. Ripley”, il remake di “Il delitto perfetto”, in cui guarda caso riprendeva il ruolo che era stato della Kelly nell’originale di Hitchcock, e ovviamente “Shakespeare in love”, con cui vinse l’Oscar come migliore attrice nel 1999. Oggi moglie e mamma felice, pendolare di lusso tra la sua New York e l’adottiva Londra (il marito è inglese), oltre che attrice (il suo ultimo film, “Proof”, è stato presentato al festival di Venezia), la Paltrow è anche l’immagine di un grande nome nella gioielleria mondiale, Damiani, che l’ha scelta come sua nuova testimonial. Ed è uno dei volti di Estée Lauder, insieme a Elizabeth Hurley, Liya Kebede e Carolyn Murphy. Nella campagna promozionale di Damiani l’attrice indosserà la fede matrimoniale “D. Side”, disegnata proprio dal suo ex fidanzato Brad Pitt. Da quando fu vista per la prima volta in “Flesh and Bone” (1992), Gwyneth Paltrow, 33 anni, è stata una forza trainante nel mondo globale del cinema e della moda. Figlia d’arte (l’amato padre Bruce Paltrow, regista e produttore, è morto tre anni fa durante una loro vacanza insieme a Roma; la madre è l’attrice Blythe Danner), dopo i suoi chiacchierati rapporti con Pitt e Affleck si è innamorata a prima vista di Chris Martin, che ha sposato nel corso di una cerimonia civile, molto privée, a Santa Barbara, in California. Dopo aver bene interpretato la poetessa Sylvia Plath nel film “Sylvia” e un’avventurosa reporter nel futurista “Sky Captain and the World of Tomorrow”, la Paltrow ha girato accanto ad Anthony Hopkins “Proof”, a Londra, subito prima di rimanere incinta. Si tratta della versione cinematografica della pièce teatrale che l’aveva vista protagonista con successo sui palcoscenici londinesi due anni prima. Hopkins interpreta un matematico dell’università di Chicago mentalmente instabile, mentre la Paltrow ha il ruolo della figlia Catherine, confusa e impaurita. Il film, diretto da John Madden, è stato uno degli ultimi progetti di Harvey e Bob Weinstein prima della loro uscita dalla Miramax, di cui la Paltrow era diventata una specie di mascotte e portafortuna (e oggetto di pubblica adorazione da parte di Harvey Weinstein). La Paltrow ha poi lavorato in “Running with Scissors” con Annette Bening. E adesso è arrivato il momento della sua prima regia con “Dealbreakers”, un cortometraggio di 10 minuti sugli alti e bassi dell’amore: si tratta di una di quattro storie per lo schermo scritte da un gruppo di donne d’affari e attrici di Hollywood. La Paltrow ha scritto il cortometraggio con la sua vecchia amica Mary Wigmore, madrina di Apple. La serie di film uscirà il prossimo ottobre in 25 paesi, compresa un’edizione in DVD inserita nella rivista “Glamour”, i cui proventi andranno in gran parte alla fondazione FilmAid International, un’organizzazione di beneficienza che usa il cinema come mezzo per aiutare comunità colpite da disastri.

“Mi sono divertita moltissimo a girare questo film,” dice l’attrice. “Credo di avere un buon istinto per queste cose.” Su questo, non dovrebbero esserci dubbi alcuni. “E pensare che i miei genitori mi avevano scoraggiato a perseguire la carriera nel cinema,” continua l’attrice. “Negli anni ‘70, quando io ero bambina, ancora si pensava che lo show-business non fosse un mondo rispettabile. I miei genitori volevano che facessi qualcosa di più, come dire, intellettuale. Teatro, va bene, ma non cinema!”

La Paltrow riflette sul ruolo delle donne nell’industria cinematografica. “C’è da dire che a Hollywood è ancora in corso la lotta per conferire alle donne una maggiore capacità decisionale: gli uomini, in quest’industria, non ci rendono le cose facili; sono loro a comandare ancora quasi tutto e a decidere quali film devono essere fatti o meno. È per questo che credo sia importante realizzare progetti come i suddetti cortometraggi, perché ci danno più potere e ci permettono di affrontare storie diverse, per le donne e sulle donne. Meglio se intelligenti e divertenti!”

Forse diventare madre le fa vedere tutto da un’altra prospettiva? “Indubbiamente, e dopo tanti scossoni sento di essere diventata più forte e matura. E più felice. La morte di mio padre, a cui come sapete, ero legatissima, mi ha gettato in una profonda depressione. È stato un medico fantastico, un agopunturista, a ricordarmi che la nostra vita è piena di paure su cui spesso ci adagiamo come alibi. Bisogna saper spezzare il circolo vizioso, soffrire e guardare in faccia il dolore. Oggi provo un senso di serenità che prima non conoscevo.”

Dopo anni di viaggi tra New York e Londra, la Paltrow dice di essersi oramai stabilita a Londra col marito e la figlia: “Mi ci ha portata il lavoro,” spiega, “mi ha fatto conoscere l’amore e ora mi ci sento a casa mia. A Londra ho girato molti film, ‘Emma’, ‘Sliding doors’, ‘Shakespeare in Love’, ‘Possession’, ‘Sylvia’, ‘Sky Captain’ e ‘Proof’. Ho lavorato più in Inghilterra che a Hollywood o New York nel corso della mia carriera. E poi mia mamma è di Philadelphia, nella East Coast statunitense, ed ha una sensibilità più europea che americana, che mi ha trasmesso. Mi sembrava quasi scontato che prima o poi sarei finita in Europa anch’io. Da ragazzina ho vissuto in Spagna per sei mesi ed ho passato parecchio tempo in Italia quando abbiamo girato ‘Il talento di Mr. Ripley’. Parlo francese, spagnolo e un po’ d’italiano, e mi piacerebbe studiare anche il tedesco. Insomma, ogni tanto mi dico che io di Hollywood ho proprio poco!»“Continuero’ a tornare spesso a New York, dove pure ho casa,” continua la Paltrow, “ma Londra mi consente di frequentare un mondo diverso, di ‘non attori’, di gente interessantissima.” “Questo mi permette di fare una vita più normale e piena,” sostiene, anche se fra le sue grandi amiche ci sono celebrità come Madonna o Stella McCartney. “Vero,” dice, “ma quando ci vediamo con Madonna andiamo a mostre d’arte, facciamo yoga, parliamo della vita, delle nostre famiglie, e non del lavoro. Ogni tanto io e lei ci raccontiamo del nostro sogno in comune, quello di andare a vivere in due ville vicine in campagna, andare in giro in bicicletta e far giocare insieme i nostri figli.”

Non pensa però di abbandonare il cinema, anzi: “Ho sempre sognato di fare l’attrice, adoro la recitazione,” afferma. “Quando avevo quattro anni ripetevo a memoria i monologhi teatrali che mia madre studiava ad alta voce. Non mi è mai passato per la mente di fare nient’altro. Ma dopo la morte di mio padre ho capito che la vita è troppo breve e preziosa per sprecarla alla ricerca di successi effimeri. Bisogna solo fare cose che senti dentro e che ti ispirano. Per questo ho interpretato un film come ‘Sylvia’: ero cresciuta leggendo poesie, e una bella poesia ti può far capire in pochi versi il senso della vita. Quel film è stato speciale per me.”

E che dire di “Proof”? “È una storia che ormai conosco bene, dopo averla recitata in teatro. Io interpreto il ruolo di Catherine, una figlia devota che ‘viene a patti’ con la morte del padre, un geniale matematico handicappato dalla malattia mentale. Lei stessa è piena di antiche paure ed emozioni, e cerca di accettare la morte del padre con l’aiuto di un suo ex studente di matematica [Jake Gyllenhaal], che prova a capire il genio dell’uomo studiandone gli appunti. È un soggetto che mi è vicino anche a livello personale proprio per via del rapporto che avevo con mio padre, un rapporto speciale.”

La sua idea di una donna forte? “Una persona onesta e trasparente che rimane fedele a se stessa e che dice la verità sul proprio conto senza dover fingere per andare avanti nella vita. L’onestà secondo me richiede una grande forza e coraggio. E a volte io mi sento una donna forte, a volte molto fragile e vulnerabile. A volte con mio marito mi sento proprio così: io sono la ragazza e lui è l’uomo, a volte invertiamo i ruoli. A modo nostro ci rendiamo più forti a vicenda. È un matrimonio ideale.”

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE