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Petochi 1884
Nel cuore di Roma

di Roberto Chilleri

COLLANA PETOCHI

Il legame tra il prestigioso marchio di gioielli Petochi 1884 e la città di Roma ha i contorni di un’infinita passione. Come il primo laboratorio inaugurato nella centralissima via della Croce, a due passi da Piazza di Spagna, la storica gioielleria ottiene un clamoroso successo da quando il principe Torlonia offre l’opportunità di trasferire l’atelier nel proprio palazzo, rendendolo famoso nelle case dell’aristocrazia romana. I Borghese, i Colonna e gli Odescalchi apprezzano le raffinate opere di alta oreficeria, produzione che nel 1939 è già presente all’Esposizione Universale di New York. Nei medesimi anni l’atelier è fornitore della Casa reale italiana e dell’aristocrazia europea. Verso gli anni ’40 la gioielleria si trasferisce nella prestigiosa sede di piazza di Spagna, nei locali che nell’800 avevano ospitato il gioielliere francese Pierret.

Nel dicembre 2004 la famiglia Petochi esce di scena e la storica gioielleria viene acquistata da una prestigiosa società, ovviamente romana, operante nel mondo dei gioielli e del lusso.

“Siamo consapevoli di avere acquisito non una qualsiasi azienda ma un inestimabile patrimonio, dato da oltre 130 anni di esperienza, da una cassaforte colma di pietre rare”, dice Antonella Paolinelli, general manager della società Antica Petochi gioiellieri dal 1884, “e dal prestigio di una griffe apprezzata dai nomi che contano”. Se i nomi dei clienti di oggi sono assolutamente top secret, riusciamo a farci raccontare da lei qualcosa del passato. Veniamo così a sapere che fra i gioielli collezionati dalla contessa Mona Bismark, protagonista di quattro matrimoni miliardari, nota trend setter e grande animatrice della vita mondana a Capri, c’erano diversi pezzi di Petochi, e che una parte è stata messa all’asta da Sotheby’s nel 1986. Lo stesso anno nel quale sono state battute due rivière di diamanti commissionate a Petochi da Umberto II di Savoia per la futura moglie Maria Josè, realizzate con pietre appartenute alla regina Margherita. Ma la convinzione di Antonella Paolinelli è che “le grandi famiglie sono un fiore all’occhiello, ma oggi c’è una clientela di classe che non va dal gioielliere per comprare tiare o collier da mille e una notte. Per questo stiamo creando gioielli in piccola serie, stando comunque ben attenti a non svilire il marchio con prodotti massificati. E con un occhio di riguardo per la portabilità: giocando sugli abbinamenti tono su tono, come quello degli zaffiri australiani con zaffiri Ceylon o dei rubini con zaffiri rosa, abbiamo disegnato pezzi che si sposano alla perfezione con l’abito”.

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La nuova gestione resta comunque affezionata a una concezione nobile della professione. Che Paolinelli interpreta come una missione, nella quale la diffusione della cultura del gioiello ha un ruolo determinante. Una concezione che si riflette nell’allestimento della boutique, al piano nobile del numero 23 di Piazza di Spagna: si tratta di una vera galleria di gioielli e argenti antichi e moderni, dove il cliente viene guidato alla scoperta dei capolavori realizzati o fedelmente restaurati dagli artigiani della Maison. Anche le collezioni più innovative sono legate ai valori della grande tradizione orafa: “Il gioiello non è mai stato inteso come un qualsiasi bene d’investimento, ma soprattutto come veicolo di un messaggio. Noi recuperiamo la sua funzione con un linguaggio moderno”. Da questa filosofia nascono i nuovi pendenti acrostici (una moda che risale a Napoleone), nei quali il messaggio è trasmesso dalla lettura in sequenza delle iniziali delle pietre preziose utilizzate, recentemente disegnati per il set del film “Stage Beauty”. E la rivisitazione di alcuni classici della Maison, come il gioiello con monete antiche e il micromosaico, tecnica della quale Domenico Petochi è il più noto esperto al mondo.

Chiunque sia stato a Roma conosce i sampietrini, i cubetti di porfido che prendono il nome dalla pavimentazione originaria di Piazza S. Pietro. Ebbene, l’amministrazione comunale ha deciso di sostituirli con un manto d’asfalto (ne sono già stati sradicati più di due milioni), sollevando un coro di proteste. Ma i romani non perderanno questi simboli della loro storia. A parte il fatto che il Comune li riutilizzerà per le aree pedonali, a salvarne l’immagine e la memoria ci ha pensato Petochi 1884, realizzando la collezione I Sampietrini: grazie a una particolare alchimia nella finitura della superficie dell’oro, i Sampietrini preziosi riescono a restituire realisticamente l’aspetto vissuto delle vere selci. E’ l’ennesima conferma che il piano di rilancio della Petochi 1884 viene condotto con grande rispetto per la tradizione della Casa e della sua indissolubile liason con la città eterna.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE