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Tra comicità e leggenda
Marco Tagliaferri

Interessante e dinamico il programma 2006 del Teatro dell’Opera di Roma. Il prestigioso Teatro , grazie all’attento lavoro del Sovrintendente Francesco Ernani, è tornato ad essere una straordinaria risorsa della Capitale.

Ernani

Il Sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma, Francesco Ernani, è preoccupato per il "grave momento di recessione economica" che l'Italia sta vivendo, e per il conseguente taglio al Fondo Unico dello Spettacolo previsto nella Legge Finanziaria per il 2006, definendolo un colpo violento e inaspettato. Tuttavia, pur riconoscendo la "gravissima situazione" dei Teatri d'Opera italiani, Ernani afferma con orgoglio di aver portato avanti l'attività del Teatro, nel corso del 2005, nei termini di "pareggio economico, di crescita di pubblico e di miglioramento organizzativo-produttivo". Per affrontare, comunque, questo difficile momento e nella piena consapevolezza "dei bisogni che l'Opera di Roma deve soddisfare nella nostra società avanzata", il Teatro sta preparando un "anno di resistenza" che prevede, tra l'altro: l'esportazione di alcuni spettacoli sia in altre città d'Italia che all'estero; la realizzazione di una "migliore espressività artistica", valorizzando nuovi protagonisti nei campi della musica e della danza; e la trasmissione in diretta di 4 titoli d'opera nel circuito Euroradio in Italia e nel mondo, accanto a teatri come La Scala e il Metropolitan di New York.
Se a tutto ciò aggiungiamo che, anche per il 2006, non è stato elevato il prezzo dei biglietti, non ci sembra davvero che il Sovrintendente esageri, quando afferma che "l'Opera di Roma è ritornata ad essere una straordinaria risorsa della nostra Capitale".

E il cartellone di questa stagione 2006, offre al pubblico un'ampia scelta di proposte: dal Don Giovanni di Mozart, nel duecentocinquantesimo anno dalla nascita, a La Leggenda di Sakùntala, capolavoro di Franco Alfano dimenticato per più di cinquanta anni; dal balletto ispirato al Faust di Goethe in prima esecuzione assoluta, su musiche di Liszt, alla Carmen di Bizet, che con Lo Schiaccianoci chiuderà la stagione, senza dimenticare il programma estivo alle terme di Caracalla e gli spettacoli al teatro Nazionale. La scelta è davvero ampia! E se non siete mai stati all’Opera, e vi state domandando con cosa potreste iniziare, senza che la vostra prima esperienza in un teatro lirico diventi anche l'ultima, c'è Il Turco in Italia, opera divertente di un grande Rossini.

Teatro dell’Opera

"Mozart" disse una volta Rossini, "fu l'idolo della mia giovinezza, la disperazione della mia maturità ed è la consolazione della mia vecchiaia". E chiunque ascolti con attenzione Il Turco in Italia, comprenderà in che misura Rossini abbia amato Mozart. Dramma buffo in due atti, rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 14 agosto 1814, seconda, in ordine cronologico, delle quattro grandi opere comiche di Rossini, Il Turco in Italia è anche la meno conosciuta. Scritta prima del Barbiere di Siviglia (1816) e della Cenerentola (1817), l’opera venne accolta freddamente dal pubblico milanese che, giudicandola una brutta copia dell’Italiana in Algeri (1813), ne decretò l’insuccesso. In realtà, a parte il rovesciamento della situazione nel titolo, la somiglianza fra le due opere è scarsa. Il libretto di Felice Romani (futuro librettista di Bellini), deriva da un modello precedente di Caterino Mazzolà, musicato da Franz Seydelmann nel 1788, del quale Romani conserva la struttura base dell’intreccio. Ha, però, l'idea geniale di inserire nella trama il personaggio di Prosdocimo, poeta in cerca di un argomento per il suo dramma buffo che, prendendo spunto dalla realtà dei fatti che gli accadono intorno, crea e commenta meta-teatralmente la vicenda, dando alla commedia un tono quasi surreale.

L'opera narra le vicende del turco Selim che, arrivato in Italia, perde la testa prima per Fiorilla, capricciosa moglie di Don Geronio, poi per Zaida, sua vecchia fiamma creduta morta da tempo e ritrovata per caso sulle spiagge di Napoli. Tra amori e tradimenti, intrighi e colpi di scena, giungiamo al lieto fine: Selim e Zaida ripartono per la Turchia e Fiorilla torna pentita dal vecchio sposo. Dal punto di vista musicale la partitura è una delle più curate e rifinite. A cominciare dall'ouverture, il cui singolare Adagio si apre con una bella melodia del corno; seguendo con un divertente Terzetto, nel quale il Poeta imposta il suo dramma su “un marito scimunito, una sposa capricciosa” e “un amante soppiantato da un bel turco innamorato”, suscitando le ire del marito Geronio e dell’amante Narciso; e ancora, il delizioso duetto tra moglie e marito “Per piacere alla signora”, nel quale Fiorilla, per ridurre all'impotenza Geronio, sfodera tutta la sua psicologia passando dalla rabbia al sentimento, dalle finte lacrime (uno dei momenti più divertenti dell'opera) alle minacce. Ma forse il pezzo migliore, tra i più brillanti scritti da Rossini, è il quintetto “Ah, guardate che accidente! Non conosco più mia moglie!”, nel quale Geronio tenta di individuare Fiorilla, tra le coppie mascherate che gli ballano attorno. La perplessità con la quale Geronio si esprime, cantando su una sola nota senza accompagnamento, fa quasi tenerezza, quando poi le altre voci si innestano sulla sua in un contrappunto a cappella, l'effetto è straordinario.
Il Turco in Italia, opera tra le più ispirate e divertenti che Rossini abbia mai scritto, ha un significato particolare in quanto dall’elemento farsesco e irreale, proprio dell’Italiana in Algeri, si passa all'ambientazione borghese e a quella comicità psicologicamente raffinata, mordente e corrosiva, che consentirà al Barbiere di manifestarsi come esempio maturo di commedia musicale.

Gelmetti

La leggenda di Sakùntala
E' grazie al Direttore Musicale del Teatro dell'Opera di Roma, Gianluigi Gelmetti, se dopo più di cinquanta anni di oblio, torna sulle scene La leggenda di Sakùntala, opera in tre atti di Franco Alfano (1875-1954), della quale il maestro Gelmetti cura sia la direzione che la regia, nella nuova produzione con le scene di Maurizio Varamo e i costumi di Anna Biagiotti.
La Leggenda di Sakùntala, venne rappresentata per la prima volta al Teatro Comunale di Bologna il 10 dicembre del 1921. Durante la seconda guerra mondiale, lo spartito si perse e fu ricostruito dallo stesso Alfano che lo intitolò semplicemente Sakùntala.
Il libretto, che Alfano ha tratto dal dramma del poeta indiano Kalidasa, narra la storia di Sakùntala, la quale, in seguito ad una maledizione, viene dimenticata dal re, suo amante. Un anello potrebbe far tornare la memoria al re, ma viene perso e sarà ritrovato troppo tardi: Sakùntala, incinta, sconvolta per il dolore, si uccide dopo aver partorito il frutto del suo amore.
Con quest'opera, considerata il suo capolavoro, Alfano crea uno stile originale, basato su un recitativo di notevole presa emotiva, con una scrittura orchestrale la cui densità ricorda Richard Strauss e il cui colorito esotico e le armonie richiamano Debussy e Ravel.

Sakuntala

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE